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A Milano apre il primo Starbucks in Italia

Starbucks sbarca in Italia: il primo locale a Milano
Qualche anno fa, parlando di Starbucks, vi avevamo detto – seguendo una serie di ragioni valide a suo tempo – che la famosa catena non sarebbe mai sbarcata in Italia. Oggi, invece, a tutti gli amanti del genere, possiamo annunciare che il brand statunitense è arrivato ufficialmente nel nostro paese e ha scelto la città di Milano, nella centrale Piazza Cordusio, per aprire proprio oggi la Reserve Roastery, il mega store in cui il caffè è onnipresente in tutte le sue forme, andando ad aggiungere il capoluogo meneghino alla lista di città che ospitano gli oltre 25’000 punti vendita.
Ciò che rende però Milano privilegiata rispetto ad altre città che già da anni possono contare sulla presenza di Starbucks, è la natura particolare del negozio aperto in Piazza Cordusio: si tratta appunto di una Reserve Rostery, che nel mondo è presente soltanto nelle città di Seattle (dove la catena è stata fondata) e a Shangai. Il presidente della società, Howard Schultz, ha comunque voluto rimarcare che la società ha scelto di giungere in Italia “rispettando la cultura di questa bevanda presente nel paese”.
Uno sguardo alla Starbucks Reserve Roastery di Milano
Il nuovo ritrovo milanese può contare su uno spazio di circa 2’300 metri quadri, all’interno di quello che è stato il palazzo delle Poste in Piazza Cordusio. Starbucks, nel suo locale meneghino, dà lavoro a 300 persone e, tra i suoi dipendenti, vi sono giovani con difficoltà, persone delle cosiddette categorie protette o, ancora, che provengono da comunità. Nella Roastery, viene mostrata la lavorazione completa del caffè: a risaltare, in modo particolare, è la macchina adibita alla tostatura dei chicchi. Da notare che, per il comparto bakery, Starbucks ha scelto le specialità di Princi.

Sempre più ristoranti etnici in Italia

I ristoranti etnici sono sempre più popolari in Italia
L’Italia è terra di buongustai, ricchissima di specialità gastronomiche non solo nazionali, bensì, anche estere: e a questo proposito, infatti, nel nostro paese si contano circa 23’000 aziende attive nel settore della ristorazione che hanno alla loro guida un principale nato al di fuori dei confini italiani, un numero che è senz’altro degno di nota. A rendere noti questi dettagli molto interessanti del comparto gastronomico nazionale è stata la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, certificando così una crescita delle cucine etniche in Italia.
Per compiere questa analisi, la Camera di Commercio ha preso in esame le informazioni presenti nel registro delle imprese dal 2012 al 2017, giungendo alla conclusione che, sull’arco di cinque anni, l’incremento di cucine etniche è stato pari al 40 percento. Nel prossimo paragrafo, preoccupiamoci di prendere nota in modo più dettagliato di questo trend, scoprendo quali sono i segmenti di mercato della ristorazione maggiormente interessati, sempre secondo il report che abbiamo preso in esame per il nostro articolo odierno.
Ristoranti e gastronomia da asporto etnici: un fenomeno crescente
Per comprendere meglio la portata di questa evoluzione, non possiamo fare a meno di soffermarci a considerare che l’analisi condotta dalla Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi suddive le 23’000 attività di ristorazione – distribuite in tutto il paese – nel modo seguente: circa 14’000 sono ristoranti tradizionali, mentre 9’000 sono gli esercizi che si preoccupano di preparare piatti da asporto, con una forza lavoro globale che arriva a contare circa 83’000 occupati nel settore.
Da questi numeri, inoltre, emerge come vi sia una media di più di una persona ogni otto, attiva in questo settore nel nostro paese, che è impiegata in un’attività gestita da stranieri. Nel report, inoltre, emerge che Milano occupa il primo posto per quanto riguarda le aziende della ristorazione gestite da stranieri (3’137, pari al 40 percento, con una crescita del 6.2 percento in un anno e del 48 percento su cinque), con 12’889 lavoratori. Al secondo posto troviamo Roma – con 2’357 aziende, in crescita del 5.5 su un anno e più di 7’000 lavoratori, mentre al terzo posto c’è Torino, con 1’277 imprese, in crescita del 7.4 percento su base annua e con 4’000 lavoratori.

Il pesto alla genovese è tra i prodotti italiani più contraffatti nel mondo

Ricettepercucinare.com


come fare il pesto alla genovese - My Italian Recipes

Coldiretti così come altri enti impegnati nella tutela dei produttori e dei consumatori stilano sovente la classifica dei prodotti italiani più copiati e “taroccati” nel mondo. Tra questi ovviamente il Parmigiano Reggiano, la mozzarella, i vini. E’ notizia di oggi che nella top ten di questa poco felice classifica spicca oggi anche il pesto alla genovese. Ebbene si. Ma vediamo di capire qualcosa di più su questo argomento. 

Pesto alla genovese: un’eccellenza del Made in Italy

Forse qualche genovese troverà lusinghiera l’idea che il famoso condimento a base di basilico fresco sia entrato nella hit dei prodotti alimentari italiani più copiati e “taroccati” del mondo. Ma in realtà c’è ben poco da ridere. Coldiretti però conferma: il pesto alla genovese è entrato di diritto nella top ten dei prodotti più amati e ingiustamente bistrattati nel mondo.

La contraffazione di tutto ciò che è Made in Italy

Prodotti contraffatti confezionati ad hoc con il giusto mix di nomi e colori

Dovete considerare che la contraffazione di tutto ciò che è Made in Italy o ha a che fare con il prodotto italiano è un fenomeno molto comune. Spesso si usano termini italiani o che suonano simili a quelli italiani e combinazioni di colori nei packaging che rievocano le tonalità del tricolore per evocare l’idea di Made In Italy pur non essendo made in Italy. Si tratta di pratiche di contraffazione imitativa del tutto ingannevole che oggi vede protagonista proprio il pesto alla genovese. Subiscono già questa inquietante sorte il Provolone, il Pecorino romano, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, la mortadella, il salame, il Chianti e il Prosecco. Prodotti imitati e presentati con strategie di naming “italianeggianti” e colori che ricordano proprio la nostra bandiera.

Come fare il pesto alla genovese? All’estero non è chiaro!

Rimane indubbio che solo gli italiani ed in particolar modo i liguri ed i genovesi sanno come fare il pesto alla genovese e che un prodotto similare acquistato all’estero non avrà mai il medesimo sapore dell’originale italiano. Ci auguriamo che in sede comunitaria e nelle opportune sedi internazionali il nostro paese abbia modo di far valere l’originalità e l’autenticità dei prodotti made in Italy che fanno grande la nostra nazione.

 



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