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Cannoncini golosi di Cotto e Mangiato del 16 novembre 2012

Pubblicato da Melody Laurino[1] alle venerdì, 16 novembre 2012 e classificato in Cotto e Mangiato[2], Programmi TV[3].

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Vuoi scoprire un altro dei piatti preparati da Tessa Gelisio? Oggi a Cotto e Mangiato[5] del 16 novembre 2012 ci mostra come fare

INGREDIENTI

  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • zucchero q.b.
  • 45 g di burro[6]
  • 300 g di panna biologica
  • 300 g di cioccolato fondente tagliato finemente

PREPARAZIONE

  • Tagliare a strisce la pasta sfoglia;
  • Aiutarsi con un cono in acciaio o con della carta d’alluminio, ed avvolgere – con le mani bagnate – la pasta sfoglia a mo’ di cannoncino;
  • Passare nello zucchero e poi portare in cottura in forno caldo 200°C per 15 minuti;
  • Sciogliere in un pentolino il burro con la panna (gli intolleranti al lattosio possono non usare il burro ed aggiungere della panna di soia);
  • Togliere dal fuoco ed aggiungere del cioccolato a scaglie;
  • Girare con una frusta fino ad ottenere la ganache di cioccolato;
  • Mettere la ganache in un sac a poche e farcire i coni;

cioccolato,cotto e mangiato,dolci,Tessa Gelisio[7][8][9][10]

References

  1. ^ Melody Laurino (plus.google.com)
  2. ^ Visualizza tutti gli articoli in Cotto e Mangiato (www.imenùdibenedetta.com)
  3. ^ Visualizza tutti gli articoli in Programmi TV (www.imenùdibenedetta.com)
  4. ^ Stampa ricetta/articolo (www.imenùdibenedetta.com)
  5. ^ Cotto e Mangiato (www.imenùdibenedetta.com)
  6. ^ burro (www.imenùdibenedetta.com)
  7. ^ cioccolato (www.imenùdibenedetta.com)
  8. ^ cotto e mangiato (www.imenùdibenedetta.com)
  9. ^ dolci (www.imenùdibenedetta.com)
  10. ^ Tessa Gelisio (www.imenùdibenedetta.com)

Tagliatelle, o per meglio dire, pasta fresca all’orzo con funghi porcini



Un primo piatto simbolo della stagione autunnale…ma le tagliatelle in questione hanno poco in comune con quelle tradizionali all’uovo…Leggete e scoprirete le differenze…

Non ci sono grandi segreti dietro queste tagliatelle, posso dire che l’unica somiglianza con quelle tipiche bolognesi è la forma, ossia una sfoglia di pasta sottile dalla quale si ricavano delle striscioline di circa mezzo centimetro di larghezza, il resto è tutto diverso. Forse perché quando preparo la pasta in casa prevale l’abitudine della tradizione mediterranea e utilizzo sempre semola di grano duro impastata esclusivamente con acqua. In questo caso però ho utilizzato una miscela fatta con il 70% di semola di grano duro e il 30% di farina integrale d’orzo, inoltre per impastare mi sono avvalsa dell’uso della planetaria e non ho steso la sfoglia con il mattarello… insomma chiamarle tagliatelle potrebbe essere visto da alcuni come un sacrilegio e per questo me ne scuso!!! Dopo la doverosa precisazione vi illustro la semplicissima preparazione di questa pasta.
Ingredienti per 4/6 porzioni:

  • 105 grammi di farina integrale d’ orzo;
  • 245 grammi di semola di grano duro;
  • 160 grammi di acqua.

Per il condimento:

  • 500 grammi di funghi porcini;
  • mezza cipolla bianca;
  • uno spicchio piccolo d’aglio;
  • 100 ml di vino bianco;
  • 200 ml di panna da cucina;
  • un pizzico di noce moscata;
  • 2 cucchiai di olio d’oliva.
  • un mazzetto di prezzemolo

Preparare la pasta.
Miscelate le due farine e incorporate lentamente l’acqua, impastate a mano ( o in planetaria) fino ad ottenere un impasto asciutto, elastico e compatto. La quantità di acqua è indicativa e va sempre adattata alla qualità della semola che state utilizzando in quel momento.
Lasciate riposare l’impasto per circa un’ora, dopo di che tirate delle sfoglie sottili e ritagliatele a striscioline di circa mezzo centimetro di larghezza. Io ho fatto tutto con la macchinetta per la pasta e ho risparmiato un bel po di tempo… A questo punto potete disporre le vostre “tagliatelle” su dei piani di legno ben allineate tra di loro, senza sovrapporle e lasciarle asciugare fino all’indomani, oppure, se preferite potete cucinarle subito.

Preparare il  condimento. 

Tritate molto finemente mezza cipolla bianca.Trasferitela in un tegame con il fondo grosso e fate cuocere con due cucchiai di olio, evitando però di far soffriggere troppo a lungo, se necessario ( e ritengo che sia necessario se volete una cipolla ben cotta) aggiungete qualche cucchiaio di acqua calda e due foglie di alloro che intensificano gli aromi. Nel frattempo tritate l’aglio e preparate i funghi tagliandoli a cubetti regolari.
Quando il fondo di cottura della cipolla sarà ben asciutto, aggiungete i funghi e l’aglio tritato (se volete potete aggiungere un po di olio) fate insaporire per qualche secondo e aggiungete il vino bianco. Fate cuocere finché il liquido sarà evaporato, regolate di sale e spolverizzate un poco di noce moscata, aggiungete la panna e proseguite la cottura per 2 minuti circa.
Riempite una pentola d’acqua, salate e portate all’ebollizione, aggiungete la pasta e fate cuocere per circa 5/ 6 minuti ( questi tempi sono relativi alla mia pasta e ovviamente dipendono dallo spessore). Prima di scolare la pasta mettete da parte un mestolo d’acqua di cottura.Scolate la pasta al dente e versatela nel condimento di panna e funghi, aggiungete un poco dell’acqua di cottura che avete messo da parte e fate andare il tutto per qualche secondo a fuoco vivace. Attenzione, non fate asciugare troppo il condimento ma lasciatelo morbido e un po cremoso. Spolverizzate con un trito di prezzemolo e servite.

Ciliegie di Pecetto alla panna e Barolo

Ciliegie di Pecetto alla panna e Barolo


La
coltivazione del ciliegio è stata introdotta nella Collina Torinese dagli
antichi Romani nella loro colonia di Carreum Potentia (l’attuale Chieri) e,
secondo storici locali, i Savoia e gli eremiti Camaldolesi del’Eremo  nei secoli XVII e XVIII contribuirono a
diffonderla nella zona di Pecetto; i primi come pastura e richiamo per gli
uccelli  per le loro cacce, i secondi per
fare confetture, liquori (ratafià) e decotti con le foglie.
Nel
XIX secolo la coltivazione del ciliegio era una produzione secondaria ma molto
importante per l’economia famigliare agricola.
Il
mercato delle ciliegie si svolgeva a Pecetto sulla via Maestra (oggi via
Umberto I) all’ombra della Chiesa dei Battù, dove le ciliegie trovavano posto
insieme a uova, animali di bassa corte, ortaggi e altra frutta nelle ceste che
le massaie portavano in spalla.
I
ciliegi erano coltivati come tutori alle testate dei filari di vite e nei
piccoli prati esistenti lungo i rii; le varietà
allora coltivate erano le cirese (ciliegie
tenerine o semplicemente ciliegie) la Viton-a, la Nejran-a(oggi ridotta a pochi soggetti), la Molan-a;
tra i grafion (duroni):il Grafion neir (oggi scomparso), il Grafion bianc  e poi la Griota.
Nel
1899 l’arrivo della peronospora sulle vigne che coprivano la collina di Pecetto
ne compromise la vitalità e la produzione, stimolando alcuni notabili Pecetesi,
tra cui l’avv, Mario Mogna, a ricercare una alternativa alla monocoltura
vitivinicola a favore del ciliegio
Senz’altro la vicinanza al “mercato” di
Torino era un fattore molto importante per un frutto così delicato, in tempi in
cui i trasporti erano a traino animale.
L’ambiente pedo-climatico si era dimostrato molto favorevole alla produzione
cerasicola. Infatti la giacitura collinare esposta a Sud, riparata dai venti
freddi settentrionali ed elevata sulla pianura umida, nebbiosa, con correnti e
gelate tardive, costituisce un microclima frutticolo ideale.Fu così che a
cominciare dal secondo lustro del novecento si incrementò l’impianto di
ciliegi.
Nel 1916,
mentre i giovani erano in guerra (quindi con carenza di mano d’opera) e i nuovi
impianti iniziavano a produrre, il nuovo Sindaco Mario Mogna istituì il Mercato delle Ciliegie pomeridiano
Il 1926 ancora una data
significativa: muore il grande promotore Mario Mogna e arriva anche a Pecetto
la Fillossera che  distrugge le vigne, ma
la strada è tracciata. Una parte dei vigneti vengono sostituiti con ceraseti e
si realizza il grande sviluppo, sostenuto negli anni trenta dai tecnici della
Cattedra Ambulante di Agricoltura che introducono nuove varietà – la Martini
(introdotta appunto dal Prof. Martini), la Vigevano – e sostenuto ancora da una
forte promozione, che crea lo slogan “Pecetto – Paese delle
ciliegie”
, rimasto nell’immaginario piemontese.
Il Mercato delle Ciliegie di Pecetto divenne il
mercato alla produzione e il centro di riferimento per la cerasicoltura che si
andava affermando nei comuni confinanti di Revigliasco, Pino, Chieri, in parte
anche di Trofarello e poi, con la diffusione della motorizzazione a metà anni
’50, di Baldissero, Pavarolo, Bardassano (Gassino), Sciolze, Montaldo e oltre
ancora, fin a Revigliasco d’Asti. Frequentato da commercianti grossisti del MOI
(Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso – “i Mercati generali”) e
dettaglianti di Torino.
La raccolta comportava un lavoro notevole per cui si
dedicava tutta la famiglia coltivatrice, i pecettesi non altrimenti impegnati e
poi arrivavano i ciresè, descritti dalla Maestra
Cristina Masera di Trofarello che si incaricava di andare a contattarli.
“Erano uomini dal comportamento meraviglioso che, con il maturare delle
ciliegie, lasciavano le loro case sulle montagne del Cuneese (in specie
Saluzzese) per giungere a Trofarello e nei paesi dei dintorni a raccogliere
ciliegie, amarene e duroni. Con il loro arrivo, le colline si animavano di
canti che echeggiavano da un podere all’altro come un richiamarsi quasi per
riconoscersi e sentirsi più vicini. E poi , alla sera, dopo una giornata di
12-13 ore passate su scale di legno lunghe di molti metri oltre la decina, si
ritrovavano tutti insieme a parlare, cantare, discutere davanti ad un bicchiere
di vinello.”
La “campagna delle ciliegie” (la stagione di raccolta) durava dai 20
ai 40 giorni.

Le Ciliegie di
Pecetto attualmente sono state riconosciute come 
Prodotto Agroalimentare Tradizionale
(PAT), e l’inclusione delle stesse nel Paniere dei
Prodotti Tipici della Provincia di Torino


Sotto questo marchio la FACOLT promuove le Ciliegie di Pecetto per il consumo
fresco, produce i classici Grafioni
sotto Spirito
, il Ratafià di Grafioni e
incentiva le altre trasformazioni: confetture, marmellate, ciliegie sciroppate,
sciroppi.

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Ingredienti
per 4 persone:
Lavate
le ciliegie e asportate i noccioli.
Ponetele
in una casseruola con il vino e lo zucchero e lasciate cuocere a fuoco
bassissimo per mezz’ora.
Togliete
dal fuoco ( il vino dovrà essere quasi del tutto assorbito), fatele
raffreddare.
Distribuite
qualche cucchiaio di ciliegie nelle coppe, coprite con la panna, aggiungete
altre ciliegie e un amaretto sbriciolato.

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