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Arancine alla trentina e coste alla sicilana

L’Italia culinaria è ricchissima di stimoli ed ogni regione, città o paesino ha un piatto che parla di tradizioni che nascono dalla vita di tutti i giorni e spesso è stata tramandata di famiglia in famiglia, spesso è difficilissimo conoscere quale sia la vera origine di una ricetta. 
E la tradizione siciliana con le sue arancine è la splendida ricetta proposta da Roberta per Mtc di novembre. 
Una ricetta splendidamente spiegata nel suo bellissimo post, arancine che mi hanno subito conquistata anche se con timore, perché quando si cerca di riproporre una ricetta di tradizione bisogna sempre avvicinarsi con la consapevolezza che non deve essere stravolta e la bellezza del gioco di Mtc sta proprio in questo nel rispetto della tradizione 

Nel pieno rispetto delle arancine ho solo modificato il ripieno (e la forma non perfetta) immaginando che Sicilia e Trentino, regioni lontanissime, si dessero la mano e così ecco delle arancine con conza di speck e puzzone di Moena accompagnate a delle coste saltate con sarde ed uvetta 


Per la ricetta copio integralmente il post di Roberta troppo perfetto per essere modificato, fra parentesi le mie modifiche (solo per il ripieno) 

Riso 

1 kg di riso originario (ne ho fatto un po’meno)
2,5 l circa di brodo vegetale (con carota, cipolla, sedano)
una bustina di zafferano
50gr burro
50gr parmigiano grattugiato
1 cipolla medio-piccola
olio evo q.b.
sale q.b.

Ripieno “al burro” e besciamella

80gr prosciutto cotto (per me speck)
120gr puzzone di Moena 
150ml di latte 

15gr farina 

10gr burro 

sale q.b. per la besciamella

Lega (ne resterà molta, ma occorre poter immergere bene l’arancina)

800-900 ml d’acqua
la metà di farina
una manciata di sale
Panatura (ne resterà molto anche qui)
700-800 g di pangrattato

Frittura 

3 l di olio di semi di mais
(o comunque abbondante per poter friggere in olio profondo) 

Il riso va preparato con qualche ora d’anticipo, perché al momento della preparazione delle arancine serve ben freddo.

Preparare il brodo vegetale con gli aromi. Una volta pronto, rimuovere la carota, il sedano e la cipolla di cottura e sciogliere lo zafferano nel brodo. Regolare di sale.
In un tegame capiente, dare un giro abbondante di olio evo e fare appassire la cipolla tagliata finemente. Versare il riso e fare tostare un pochino. Versare nel tegame buona parte del brodo, non tutto in modo da poterne aggiungere all’occorrenza regolandosi in funzione del tipo di riso e della sua cottura. 
Fermare la cottura quando il riso sarà al dente e si presenterà piuttosto compatto (ovvero non dev’essere cremoso come un tipico buon risotto!). Immergere il tegame nel lavello riempito d’acqua fredda (evitando che l’acqua entri all’interno) e mantecare con il burro e il parmigiano grattugiato. Se serve, per abbattere la temperatura ed evitare che il riso continui a cuocere, rinnovare l’acqua fredda dentro il lavello.
Una volta tiepido, versare il riso dentro una teglia e lasciare da parte affinché raffreddi completamente. Poi coprire con carta d’alluminio e conservare in frigorifero per almeno 3-4 ore. 
Condimento “al burro” 

Preparare una besciamella vellutata e non troppo densa e lasciare raffreddare.

Una volta fredda, aggiungere lo speck e il puzzone (formaggio tenero e saporito) tagliati a tocchetti piccoli ed amalgamare. 
FATTO TUTTO QUESTO…. SI PARTE!
Prima di tutto disporre a portata di mano tutti gli ingredienti necessari e attrezzarsi di vassoi, teglie, scodelle…. la preparazione delle arancine è una specie di catena di montaggio (bella in compagnia!) che diventa più piacevole, o comunque meno stressante, se preventivamente organizzata.
Lega
Si tratta della pastella di acqua e farina che serve a sigillare l’arancina e a creare una base per la panatura con il pangrattato che aiuterà a conferire doratura, spessore e croccantezza al punto giusto.
Versare l’acqua in una scodella profonda, aggiungere la farina, una bella manciata di sale e amalgamare bene con una frusta. Tenere da parte e passare alla creazione delle arancine.
Forma arancina
Ci sono vari modi per formare e farcire le arancine, questo secondo me è il procedimento più semplice anche per chi le fa per la prima volta ed è anche quello che consente di organizzare e distribuire meglio il lavoro. Perché in pratica bisogna prima fare tutte le sfere o gli ovali, poi fare il buco, poi farcirle. 

Con una mano prendete un po’ di riso in base alla grandezza dell’arancina che desiderate. Poi, girando con tutte e due le mani, formate una palla se volete farle alla carne, oppure date una forma ovale se volete farle al burro. 

Io le ho fatte tonde anche se il ripieno le avrebbe desiderate ovali, ma è stato il passaggio più difficile nonostante abbia una certa pratica con i canederli 
Posate la “futura” arancina su un vassoio e ricominciate fino a terminare il riso. Lasciatele riposare per una mezz’ora, in modo che raffreddino (anche se il riso era freddo di frigo, col calore delle mani si saranno un po’ scaldate) e che il riso si compatti rendendo poi più facile la farcitura.
Tenendo la palla di riso con una mano, con il pollice dell’altra mano create un buco in alto e al centro e cominciate ad allargarlo spingendo sia verso il basso che sui lati. Posate nuovamente la palla di riso sul vassoio e passate alle altre, fino a completarle tutte e poi farcirle. (io qui ho sbagliato facevo il foro e contemporaneamente riempivo)
Poi chiudere l’arancina: un po’ spingendo “la conza” – il condimento – verso il basso, e un po’ cercando di portare in avanti il riso per chiudere l’arancina. Girare l’arancina tra le mani per darle la forma e per rendere la superficie liscia e compatta, senza buchi o piccole fessure. Posare l’arancina con il ripieno sul vassoio e passare ad un’altra, fino a completarle tutte.

Quando tutte le arancine saranno pronte sul vassoio, passare alla “lega”. Dare qualche colpo di frusta alla pastella per riprendere l’amalgama di acqua e farina e a questo punto immergere singolarmente le arancine dentro la lega, poggiandole poi sul vassoio, fino al completamento dell’operazione per tutte le arancine. 

E’ meglio separare lega e panatura per fare in modo che la lega scoli un pochino dall’arancina al vassoio e non finisca a fiotti dentro il pangrattato creando un mezzo pappone che poi finisce sulla superficie delle arancine. Scolando, tra l’altro, la lega resta uno strato sottile, sottile sarà la panatura e sottile e croccante sarà la crosticina finale, naturalmente la lega non deve asciugare troppo. 

Panatura

Versare il pangrattato dentro una teglia e, ad una ad una, passare ogni singola arancina dentro il pangrattato, pressandole bene con le mani per “saldare” bene lega e pangrattato, per rendere compatta la superficie delle arancine e, all’occorrenza, per riprenderne un pochino la forma. 

Frittura!

Versare l’olio in una friggitrice o in un tegame piuttosto alto. Quando l’olio sarà ben-ben-ben caldo, immergere le arancine per 2-3 minuti o comunque fino a quando non risulteranno dorate in superficie.
Mangiarle calde e servirle con delle deliziose coste saltate in padella con sarde e uvetta, prendendo spunto dalla pasta con le sarde tipica siciliana
Un piatto gustosissimo di cui ringrazio Roberta e Mtc

Gelo di fragole


Questi
deliziosi frutti…non frutti (in realtà i frutti sono quei puntini gialli che
noi consideriamo semi)  compagni
dell’uomo fin dall’antichità e di cui 
sono stati ritrovati dei reperti addirittura risalenti alla Preistoria,
appartengono alla Famiglia delle Rosacee e crescono sia in coltivazioni
che  spontanee nei nostri boschi ,  solo nel 1600 vennero incrociate con una
varietà americana più grande e più dolce

Le fragole sono ricche
di  la vitamina C che  rafforza il sistema immunitario e aiuta la
rigenerazione della pelle e di  fitonutrienti  che limitano il
rischio di malattie    cardiovascolari.
Contengono anche  molte  fibre alimentare e sono  ricche di iodio,di potassio, di acido
folico, di riboflavina, di vitamina B5, di omega-3 acidi grassi, di vitamina
B6, di vitamina K, di magnesio e di rame.
Le fragole, contrariamente
a quel che si crede, non sono solo un frutto primaverile: la raccolta va da
giugno a settembre.
Infine una curiosità: le
fragole si chiamano anche Lacrime di Venere perché, narra la Mitologia,  l’amore del giovane Adone era conteso tra
Venere e Persefone. Quest’ultima, gelosa della rivale, si rivolse a Marte che
si trasformò in un cinghiale e, durante una battuta di caccia, uccise lo
sfortunato giovane. Venere, disperata, pianse copiose lacrime che, al contatto
con il sangue di Adone, si trasformarono in piccoli cuori rossi: le fragole.

Ingredienti per 4 persone
:

400
gr. di fragole
2
cucchiai di zucchero di canna
1
cucchiaio di miele
1
limone non trattato
1/2
bicchiere di vino Moscato
15
gr. di colla di pesce
Procedimento

Lavate
le fragole, tagliatele a metà e mettetele in un pentolino,  spruzzatele
con il succo del  limone e aggiungete  parte della buccia
grattugiata, unite lo zucchero,  il miele, il vino, mischiate bene e fate
cuocere a fuoco dolcissimo per una decina di minuti, mescolando  spesso.

Nel
frattempo mettete a bagno i fogli di gelatina per 5 minuti.
Trascorsi
i 10 minuti frullate il composto di fragole, aggiungete la gelatina e fatela
sciogliere bene amalgamandola.
Versate
nelle coppette e mettete in frigorifero per almeno 3 ore. Servite con biscotti
secchi.
E…Buon
appetito!

Elisa Isoardi amareggiata dalla fake news del tumore alla gola

La “cattiva” fake news sulla salute di Elisa Isoardi
Oggi, durante la puntata di giovedì 18 ottobre 2018, Elisa Isoardi ha aperto la puntata puntualizzando che un gesto bello, come il porgere un fiore ad una donna (ma anche agli uomini), è sempre apprezzato. A regalargli la prima rosa è stato Andrea Lo Cicero (successivamente anche tutti gli altri chef e concorrenti) durante l’apertura ed il lancio del programma di cucina, in seguito alla fake news “cattiva” che si è diffusa in questi giorni sul web, su circa di 30 portali online. In pratica, molti “giornali” online hanno rilanciato una notizia errata – non si sa se di proposito o sull’onda del click facile –  circa il fatto che la conduttrice de La Prova del Cuoco abbia avuto in passato un tumore alla gola che l’ha quasi costretta a perdere le corde vocali.
La verità svelata da Elisa Isoardi
In realtà, Elisa Isoardi non ha mai avuto un tumore, bensì una patologia alle corde vocali che, fortunatamente, si è risolta con piccola operazione. La fidanzata di Matteo Salvini si è sentita profondamente ferita da questa notizia falsa, anche perché a suo tempo l’intervista esclusiva fu lasciata al giornale “DiPiù”, diretto da Sandro Mayer. Lo stesso direttore ha confermato ad Elisa di non aver rilanciato alcuna intervista sull’argomento e che, di conseguenza, non vi era alcuna anticipazione. Nel complesso, quindi, Elisa Isoardi ha detto di rispettare il lavoro dei giornalisti, ma di disprezzare profondamente il fatto che si sia “giocato” con il tema della salute che è senza alcun dubbio assai importante e non può essere trattato con estrema superficialità. Un argomento così serio come quello della salute non può certamente essere trattato così ed anche il nostro pensiero è quello di non giocare mai con la salute!